Come riesce Frida Kahlo a rendere l’arte lo specchio della sua psiche?

Frida Kahlo descriveva i suoi dipinti come: “La cosa più sincera che io potessi fare per esprimere ciò che sentivo dentro e fuori di me.” I suoi quadri sorprendenti sono espressione di una lunga storia di traumi e di dolori. Segnata da un incidente stradale che le fu quasi fatale all’età di 18 anni, una salute cagionevole, un matrimonio turbolento e un aborto spontaneo, Frida trasformò le sue sofferenze in arte rivoluzionaria. 

Con il suo utilizzo dell’autoritratto come massima forma della sua espressione artistica, l’artista rende la sua persona oggetto della sua arte come rende l’arte lo specchio della sua psiche. Le origini della sua carriera pittorica nascono quando, dopo un tragico incidente su di un autobus, è costretta a letto per molti mesi. Costretta all’immobilità trova infatti conforto nella pittura.

La cosa più sincera che io potessi fare per esprimere ciò che sentivo dentro e fuori di me.”

Il suo desiderio di esprimere sé stessa

La sua condizione e il suo desiderio di esprimere sé stessa attraverso le arti visive e in seguito, nell’ultimo decennio della sua vita, attraverso la scrittura del suo diario, hanno concesso al mondo di conoscerla intimamente e di poter gioire del suo genio artistico. Il suo viaggio all’interno della sua psiche e il suo esempio di come l’arte può lenire il dolore sono un inesauribile fonte di ispirazione.

Le sue opere sono di una crudità che spiazzano lo spettatore e lo inseriscono in una sfera emotiva dura e allo stesso tempo liberatoria. La sua storia è una storia ricca di dolore, sofferenza, delusione e disperazione, ma è soprattutto la storia di una sopravvissuta, di una donna capace di trasformare il dolore in opere d’arte, di rappresentare e trasfigurare gli orrori della vita in eterna bellezza.

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Autoritratto con collana di spine, Frida Kahlo, 1940

La sua vita, la portano ad essere una raffigurazione della resilienza e del desiderio di rivalsa di trasformare la sofferenza in forza per sollevarsi. Il suo bisogno di raffigurare su tela o su carta le sue emozioni e i suoi stati d’animo la caratterizzano di una capacità intellettiva, definita intelligenza intrapersonale secondo la teoria delle intelligenze multiple di Gardner, già vista in passato in un’altra grande donna del 900, Virginia Wolf. Queste due donne con la loro capacità di raschiare la superficie del dolore sono riuscite a trasmettere al mondo intero una sfera del pensiero umano forgiata dalla sofferenza. Il suo desiderio in quanto artista era, oltre a quello di tirar fuori le proprie sofferenze, di aiutare il mondo a trovare un po’ di quella resilienza che lei possedeva. 

Uno strumento per raccontare la sua storia

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Autoritratto dedicato al dottor Eloesser, Frida Kahlo, 1940

La sua arte inizia come reazione alla noia e al dolore e in quel periodo l’artista dipingeva sé stessa e gli amici che andavano a trovarla. Già allora nasce un profondo senso di solitudine che l’accompagna per tutta la vita e che motiva la scelta della sua carriera artistica di dipingere autoritratti “dipingo me stessa perché trascorro molto tempo da sola e perché sono il soggetto che conosco meglio”.

La sua figura e il suo volto non solo diventano per lei la tela bianca in cui dipendere le sue emozioni, ma diventano strumento con cui raccontare la sua storia.

Ciò che risulta incredibile dell’arte di Frida Kahlo risulta essere la profondità con cui i quadri riescono trasmettere le emozioni allo spettatore, che riesce a entrare a far parte di quel mondo dagli sfarzosi colori, senza in realtà usare la mimica del volto.

Infatti, al contrario di altri artisti come Edvaer Munch dove l’espressività del volto e i colori cupi e tetri forniscono allo spettatore la chiave di lettura principale al senso di malinconia, nei quadri dell’artista messicana le emozioni sono trasmette dai simboli e dalla composizione del quadro. 

Le due Frida

Uno tra i quadri più belli e emotivamente carichi di dolore dell’artista è Le due Frida dove l’artista raffigura due copie di sé stessa: una Frida messicana, amata dal marito Diego Rivera e vestita con il costume Tahuana e una Frida tradita, quella vestita con un candido abito europeo simile a quelli da sposa. Le due donne si tengono per mano e i loro cuori sono uniti, ma la Frida europea, senza il marito rischia di morire dissanguata.
Il dolore provato per il tradimento del marito e della sorella ha segnato notevolmente la vita dell’artista ed è indubbiamente uno dei momenti più duri della vita della donna, ma l’espressione del volto delle due Frida è neutra, quasi pacata.
 

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Le Due Frida, Frida Kahlo, 1939

Risulta essere connessa con le sue emozioni in modo così profondo da non aver bisogno di raffigurazioni esplicite di tristezza. Lei è la tristezza, nel momento in cui dipinge lei è l’incarnazione della tristezza e, come accade nella vita, la tristezza non riesci a vederla, il mondo non diventa improvvisamente cupo, ma è lì. Agli occhi dello spettatore però il dolore traspare, ed è questa la forza dell’artista, che riesce a trasformare con i colori accesi e vibranti del suo amato Messico il suo dolore. Rappresenta perfettamente la sua poetica artistica l’autritratto La maschera: la maschera di cartapesta raffigurata mostra i sentimenti che il volto non rivela. Il volto diventa maschera e la maschera volto. 

L’utilizzo di simboli

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Henry Ford Hospital, Frida Kahlo, 1932

Un’altra caratteristica essenziale della sua arte è l’utilizzo di simboli. Spesso questi vengono usati come strumento di comunicazione delle emozioni (per gran parte della sua vita Frida dipinse a per sé stessa). 
Il suo simbolismo è l’espressione della sua vita interiore, ma non è mai stata surrealista, come alcuni ritengono, più probabilmente la sua arte fu influenzata dagli ex voto messicani. I suoi simboli sono la sua realtà. Sono il modo in cui lei vede ed interagisce col mondo e mettendoli su tela libera questi simboli dalla sua mente. 

Ella non pone limite nei suoi quadri tra mondo conscio e mondo inconscio. Uno dei quadri più simbolici e strazianti dell’artista è Henry Ford Hospital dove raffigura sé stessa su di un letto d’ospedale dopo un aborto spontaneo. Il dolore provato e la sua lontananza dalla terra amata (i Rivera si trovavano negli Stati Uniti) sono accentuati dal forte sentimento di abbandono e solitudine che la perdita hanno portato in lei. 

 Le donne nell’arte

Con questa e con altre rappresentazioni del corpo femminile Frda Kahlo ruppe molti tabù riguardanti il corpo, la sessualità, il ruolo (nel matrimonio e nella società) e le aspettative delle donne, tanto che il marito Diego Rivera dichiarò che era: “La prima donna nella storia dell’arte ad aver affrontato con assolua e inesorabile schiettazza, ma nel contempo pacato, quei temi generali e particolari che riguardano esclusivamente le donne”. Tra questi ricordiamo i quadri: L’amoroso abbraccio dell’universo, la terra, io Diego e il signor Xolotl; Sogno di una domenica pomeriggio nel parco Almeda; Autoritratto con capelli tagliati; La colonna rotta. In particolar modo i primi due quadri citati sono una simbolizzazione del ruolo materno che Frida aveva nei confronti del marito e di come le loro dinamiche matrimoniali influenzarono la vita della donna. Il loro amore è intenso e consuma i due artisti a tal punto che Frida li riteneva essere un unicum come si vede nel quadro Frida Kahlo e Diego Riverva. 

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Frida Kahlo, Autoritratto con scimmie, 1943

Tra questi ricordiamo i quadri: L’amoroso abbraccio dell’universo, la terra, io Diego e il signor Xolotl; Sogno di una domenica pomeriggio nel parco Almeda; Autoritratto con capelli tagliati; La colonna rotta. In particolar modo i primi due quadri citati sono una simbolizzazione del ruolo materno che Frida aveva nei confronti del marito e di come le loro dinamiche matrimoniali influenzarono la vita della donna. Il loro amore è intenso e consuma i due artisti a tal punto che Frida li riteneva essere un unicum come si vede nel quadro Frida Kahlo e Diego Rivera. 

Piedi, a cosa mi servite, se ho ali per volare?

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Albero della speranza sii solido, Frida Kahlo, 1946

Un anno dopo aver iniziato ad insegnare arte nella scuola di pittura e scultura del Ministero della Pubblica Istruzione “La Esmeralda” tornarono i dolori alla schiena e al piede.

Fu costretta a nuovi interventi e altri periodi a letto come raffigurato nel quadro Albero della speranza sii solido. Quando le fu amputata la gamba destra scrisse sul suo diario “Piedi, a cosa mi servite, se ho ali per volare?”.

Gli ultimi anni di vita prima della sua morte nel 1954 furono pieni di dolori per le sue condizioni fisiche che la portarono anche a soffrire di depressione e a pensieri suicidari, ma ella riuscì comunque a dedicarsi per un breve periodo a dipingere nature morte. In un di questi lavori Angurie con scritta: Viva la vida pochi giorni prima di morire aggiunse la scritta “Viva la Vida – Coyoacán 1954 Mexico”, un incitamento rivolto a sé stessa e a coloro che lasciava, un vero e proprio inno alla vita, che nonostante il dolore che le ha portato, non ha mai smesso di vedere pieno di colori. 

Scritto da: Giulia Stefanelli

In collaborazione con: A.P.E.Info

Arte e Attivismo!

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