Arte e Utopia: la nascita di Artupia

Questo è l’inizio della storia che mi vede al timone di un progetto a cui mi dedico con passione giorno dopo giorno insieme al mio team. Il primo pezzo di un grande racconto, mi auguro! Piano piano vi svelerò tutte le persone che sono parte di questo progetto (nell’ultimo anno ho avuto la possibilità di conoscere delle persone fantastiche) e articolo dopo articolo vorrei dedicargli il tempo che meritano, presentandoli uno a uno (per ragioni di privacy non userò i loro nomi di battesimo ma sono sicuro che chi leggerà saprà di chi sto parlando; sarà divertente!)

Buona lettura


Sono Alberto, sono nato in Italia e ho sempre avuto una passione per la Silicon Valley. Un giorno mio padre mi raccontò che negli anni ‘80, durante uno dei suoi viaggi, dovette incontrare dei programmatori a Palo Alto. Da quel momento decidetti che sarei diventato uno di loro. Ho sempre stimato molto mio padre e siccome a scuola non sono mai stato un gran secchione (non mi piaceva la scuola qui in Italia) volevo dimostrargli che avrei potuto essere bravo in qualcosa e quel qualcosa sarebbe stato quello che quella persona, a Palo Alto, stava facendo. 

Quella cosa così magica, ma allo stesso tempo così difficile chiamata: 

“programmazione”

(in realtà non è poi così difficile e tutti possono imparare – però è sicuramente magia). Non passò molto da quando iniziarono a presentarsi le prime possibilità lavorative, tuttavia, anche se ormai ero certo di voler diventare un programmatore, all’epoca ero troppo piccolo. Dopo la scuola decisi di fare un viaggio per vedere finalmente quel “paradiso” della tecnologia chiamato, Silicon ValleyDurante il viaggio ebbi una bellissima conversazione con un mio amico in merito al mercato dell’Arte e su come la valutazione delle opere fosse così ingiusta.

Correva l’anno 2014.

Così decidemmo di fondare un mercato dell’Arte dove tutti potessero sperimentare l’Arte a un prezzo giusto. L ’Arte sarebbe stata valutata da un algoritmo attraverso un sistema di “machine learning”. Il concetto era semplice: più gli utenti avrebbero apprezzato le opere e più la valutazione di queste, sarebbe aumentata o diminuita in tempo reale. Il problema era che non avevamo tanti programmatori e il fatto di essere in Italia non era d’aiuto: non è un Paese dove è facile trovare dei bravi programmatori. Così decidetti di imparare a programmare e dopo 3 anni ricchi di avvenimenti, di nuovi ingressi nel team e di tante altre cose, di cui spero di parlarvi nelle prossime storie, eccoci qua: Artupia nasce 3 mesi fa.

Artupia è l’insieme di due parole: Arte, l’anima del progetto, e Utopia, che sintetizza quanto per me fosse un’idea difficile da concretizzare.

Ora sono nella Silicon Valley per elegantemente cambiare il mondo dell’Arte, o almeno provarci (so che non è un compito semplice!). La cosa curiosa è che all’inizio non ero per niente un appassionato d’Arte (ho iniziato il progetto perché volevo tornare qui, in quel paradiso di cui mi ero tanto innamorato: ero rimasto impressionato da come l’Arte e la tecnologia potessero interagire), ma nel momento in cui ho preso in mano il progetto ho iniziato a considerarla diversamente.  Ad oggi sono convinto che l’Arte possa essere una fonte d’ispirazione per tutti noi e abbia il potere di ricordare i momenti della nostra vita.  


In questi giorni ho avuto la possibilità di parlare con R. , la persona che insieme a sua moglie mi sta ospitando nella sua casa. Un giorno mi disse:

«Dovresti capire il perchè stai facendo queste cose, ci deve essere un perchè. Lavori 20 ore al giorno, sono sicuro che ne hai uno, devi solo capire qual’è»

Ha continuato facendomi un esempio:

«Dunque, tu pensi che l’Arte sia per tutti giusto? Cosa mi diresti se una sera dovessi incontrare una persona al bar che ti chiede perchè mai dovrebbe collezionare un’opera di Artupia»

All’inizio ero un pò in confusione: sapevo che dentro di me c’era la riposta. Le lunghe notti spese a imparare un mestiere e l’impegno messo in questo progetto per permettere a tutti di poter apprezzare l’Arte, doveva per forza significare qualcosa.


La mia risposta non faticò ad arrivare:

«Immagina una situazione in cui degli amici sono al bar a vedere una partita di calcio, sia che la loro squadra stia vincendo sia che stia perdendo, starebbero comunque vivendo un momento molto entusiasmante. Ecco, ora immagina che ci sia un’artista (che probabilmente ha iniziato a dipingere grazie ad Artupia) da qualche parte nel mondo che ama uscire con gli amici e un giorno decida di realizzare un’opera d’Arte che raffiguri la sera in cui lui e i suoi amici erano al bar a guardare la partita. Sono sicura che quella persona amerebbe collezionare quest’opera per ricordare quel momento piacevole in compagnia dei suoi amici. Credo veramente che l’Arte possa essere per tutti: non perché sia un dovere di tutti apprezzare le opere di Van Gogh, ma perché tutti hanno delle emozioni e tutti hanno il diritto di ricordarle. Parlare di Arte non significa solo citare artisti come van Gogh, ma vedere un momento significativo della nostra vita disegnato su una tela. Eh già, perché una foto o un video possono ricordare il momento, ma non raccontano l’emozione; mentre l’opera viene realizzata da qualcuno che nella sua vita ha vissuto le stesse sensazioni, per questo le riconoscerà nella sua vera essenza».

Artupia è proprio questo: dare a tutti la possibilità di trovare l’opera che manifesti le loro emozioni, che ricordi un bel momento o un amore della loro vita. Inoltre il prezzo stabilito dal sistema di machine learning consente di attribuire alle opere un prezzo giusto: più le persone amano lo stile di un artista e più l’artista crescerà sulla piattaforma!


E’ così semplice: non è Arte per tutti, è Arte per te ( e per i tuoi “amici”)


Spero che questa storia ti sia piaciuta!


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